FAQ
Questa pagina è dedicata alle domande più frequenti e rilevanti ricevute nel corso degli anni sui temi gioco, Play Therapy e Therapeutic Play (Gioco Terapeutico). Le risposte sono state elaborate da un gruppo di soci APTI nel contesto dell’attività volontaria di diffusione della Play Therapy in Italia.
L’iniziativa si inserisce nel Servizio famiglie ed è pertanto rivolta principalmente genitori e caregiver di bambini e adolescenti. Riteniamo, tuttavia, possa essere di supporto anche per studenti e professionisti dell’età evolutiva.
Questa pagina non pretende di essere esaustiva e le domande non seguono un ordine particolare. Alcune risposte contengono dei link di approfondimento. Per ulteriori informazioni o chiarimenti invitiamo a contattare la Segreteria.
Il maschile è usato a scopo di semplificazione ed è da intendersi in maniera inclusiva a tutte le persone, quale che sia la personale definizione di genere. Il termine “genitore” è da intendersi come caregiver: la figura adulta di riferimento nella cura e nella tutela del bambino.
Il contenuto di questa pagina, così come di tutto il sito web, può essere copiato interamente o in parte solo includendo la fonte come segue:
Associazione Play Therapy Italia (2024), FAQ Domande e risposte sui temi gioco, Play Therapy e Therapeutic Play, disponibile online su www.associazioneplaytherapy.it.
La Play Therapy è un settore di intervento e un approccio alla terapia scientificamente fondato basato sul gioco come terapia. Con oltre un secolo di vita, il settore Play Therapy annovera diverse approcci, tipologie e modelli di intervento ed è mediamente più efficace rispetto alle terapie puramente verbali poiché utilizza il linguaggio naturale e i fisiologici processi comunicativi e di apprendimento dei bambini.
La Play Therapy è definita come “l’uso sistematico di un modello teorico per stabilire un processo interpersonale dove un Play Therapist (professionista della salute mentale formato in Play Therapy) utilizza i poteri terapeutici del gioco per aiutare i clienti a prevenire o risolvere difficoltà psicosociali e a raggiungere un livello ottimale di crescita e sviluppo” (Association for Play Therapy, 1997).
Il settore Play Therapy si è sviluppato in circa un secolo, ha origine dalla necessità di sviluppare interventi terapeutici evolutivamente adeguati e include oggi numerosi approcci e modelli. Tra i modelli di Play Therapy più efficaci e diffusi nel mondo ci sono: Child-Centered Play Therapy, Learn to Play Therapy, Filial Therapy, Play Therapy Adleriana, Play Therapy Dinamica, Play Therapy Familiare, Play Therapy di Gruppo, Play Therapy Integrativa, Play Therapy Narrativa, Play Therapy Prescrittiva, Sandtray Therapy e i modelli di Play Therapy basati sull’attaccamento.
Professionisti afferenti all’area educativa, sanitaria, riabilitativa e sociale (infermieri, assistenti sociali, insegnanti, educatori, logopedisti, neuropsicomotricisti, ecc.) e professionisti della salute mentale (psicologi e psicoterapeuti) possono utilizzare metodologie direttive, non-direttive e familiari del settore Play Therapy.
Le metodologie di Play Therapy apprese vengono applicate da queste due categorie di professionisti per affrontare difficoltà e circostanze diverse dei bambini e delle famiglie, e in contesti professionali diversi.
Professionisti dell’area educativa, sanitaria, riabilitativa e sociale possono applicare le metodologie di Play Therapy unicamente nell’ambito di interventi di sostegno psicosociale volti a favorire il benessere del bambino (e della sua famiglia) che vive uno stato di disagio socio-emotivo e/o comportamentale. Tali interventi si inquadrano nel settore Therapeutic Play (o Gioco Terapeutico) e si svolgono sempre in collegamento con un professionista della salute mentale.
Diversamente, quando le metodologie di Play Therapy sono applicate dai professionisti della salute mentale per interventi di sostegno psicologico e percorsi di psicoterapia a favore di bambini che presentano problematiche gravi, croniche o diagnosi cliniche, ci si riferisce al settore Play Therapy (termine che non viene tradotto in italiano).
In entrambi i casi, è propedeutico un percorso di formazione erogato da enti approvati e di supervisione svolta da professionisti con titolo riconosciuto nel settore Play Therapy.
Esistono tre tipologie di Play Therapy: direttiva, non-direttiva e familiare. Nelle metodologie di Play Therapy direttiva il professionista guida il processo avanzando proposte di gioco e attività strutturate sulla base degli obiettivi prefissati e delle abilità del bambino.
Nella Play Therapy non-direttiva il professionista predispone lo spazio selezionando materiali espressivi e giocattoli ma l’iniziativa di gioco è affidata al bambino. Il compito del professionista è applicare una serie di abilità e principi che favoriscono la sintonizzazione, l’accettazione, la piena espressione della personalità del bambino e il rispetto dei limiti.
Nelle metodologie di Play Therapy familiare tutti i membri della famiglia sono coinvolti e il focus è posto sulle dinamiche familiari, la comprensione reciproca, la relazione, la comunicazione e l’ascolto. Nella Filial Therapy, per esempio, attraverso un percorso di formazione e supervisione, i genitori apprendono a condurre sessioni di gioco non-direttivo e le svolgono con tutti i figli (non solo con colui per il quale è stata fatta la richiesta di intervento).
L’utilizzo del gioco come terapia è l’essenza della Play Therapy. In questo settore, il gioco non è un mezzo né uno strumento ma è la terapia stessa che prevede un’applicazione sistematica di modelli teorici di riferimento da parte di un professionista specificamente formato.
Il gioco è il linguaggio naturale e privilegiato dei bambini, il modo più efficace di apprendere abilità, comunicare bisogni, esprimere vissuti, elaborare esperienze e creare nuove possibilità. I bambini apprendono attraverso il gioco e comunicano contenuti complessi e difficilmente condivisibili con le parole.
Il gioco, inoltre, favorisce un senso di sicurezza, benessere e connessione, offre la possibilità di una stimolazione ottimale bilanciando attivazione, rischio e piacere; facilita l’espressione emotiva, l’autoregolazione ed un pieno coinvolgimento facendo leva sulla motivazione intrinseca dei bambini; infine, permette l’attivazione e l’integrazione neurale rappresentando un reale “ingrediente per una mente felice” (Panksepp e Biven in Mochi e Cassina, 2021, p.21).
Mochi, C. e Cassina, I. (2021) Introduzione alla play therapy. Quando il gioco è la terapia, INA Play Therapy Press.
I poteri terapeutici del gioco, o Therapeutic Powers of Play, sono fattori (o agenti) significativi per tutti i clienti indipendentemente da genere, età e cultura che iniziano, facilitano o rafforzano il cambiamento terapeutico (Drewes e Schaefer, 2014). Essi sono suddivisi in quattro categorie: facilitare la comunicazione, promuovere il benessere emotivo, rafforzare le relazioni sociali e aumentare le capacità individuali.
I poteri terapeutici del gioco sono applicati dai professionisti che lavorano nella salute mentale, negli ambiti sociale, educativo, riabilitativo e sanitario. Sono, inoltre, applicati dai genitori nel contesto delle sessioni di gioco con i propri figli.
Drewes, A.A. e Schaefer, C.E. (2014) ‘Introduction: How play therapy causes therapeutic changes’. In C.E., Schaefer e A.A., Drewes (eds) The therapeutic powers of play: 20 core agents of change, 2a ed., Wiley, 1-7.
Non tutte le attività ludiche che coinvolgono un professionista e un bambino sono Play Therapy. L’utilizzo del gioco può essere suddiviso in tre categorie (Schaefer in Mochi e Cassina, 2021):
- Play Around indica il semplice giocare con i bambini, per esempio per instaurare una relazione positiva;
- Play Work quando il gioco è usato intenzionalmente per raggiungere determinati obiettivi, per esempio promuovere un apprendimento o predisporre il bambino per l’esecuzione di una procedura medica;
- Play Therapy è quando il gioco è la terapia e il professionista studia e applica uno o più modelli teorici caratterizzati da principi e tecniche distinte.
Mochi, C. e Cassina, I. (2021) Introduzione alla play therapy. Quando il gioco è la terapia, INA Play Therapy Press.
Alcuni modelli di Play Therapy sono utilizzati con clienti di tutte le fasce d’età. L’applicazione più diffusa concerne i clienti dai 2.5 ai 13 anni, fascia di età in cui i bambini usano il gioco e l’immaginazione più attivamente.
La Play Therapy è efficace nell’affrontare quasi tutte le condizioni e i disturbi in età evolutiva: gestione dell’ira e aggressività, trauma, problemi comportamentali, disturbi dell’ansia, depressione, disturbo da AD/HD, disturbo della condotta, disadattamento sociale ed emotivo, disturbo dello spettro autistico, ecc.
Le situazioni affrontate in Play Therapy sono molteplici: malattia del bambino o in famiglia, divorzio dei genitori o separazione, affidamento o adozione, lutto e perdita, abuso fisico e sessuale, violenza domestica, disastri naturali, ecc.
Il gioco è parte integrante di come gli esseri umani si collegano al mondo e alle persone care, è utile per favorire la crescita personale e il superamento di problematiche psicologiche a tutte le età. Per questo motivo, alcune metodologie di Play Therapy si stanno affermando nel lavoro clinico con clienti di tutte le età, inclusi adolescenti, adulti e anziani.
Un percorso di Play Therapy inizia con un incontro conoscitivo tra il professionista dell’età evolutiva e la famiglia. I genitori condividono il motivo per cui si sono rivolti al professionista e quest’ultimo inizia a raccogliere una serie di informazioni per elaborare un quadro iniziale della situazione.
La fase di valutazione dei bisogni e l’elaborazione del piano di intervento include solitamente anche l’osservazione di gioco familiare: un momento di gioco libero tra genitori e figli all’interno della stanza dei giochi.
Una volta selezionata la metodologia di Play Therapy adeguata e concordati congiuntamente gli obiettivi del percorso e il livello di coinvolgimento dei genitori, hanno inizio le sessioni di gioco; la presenza dei genitori nella stanza dei giochi dipende dalla metodologia, dal momento del percorso e dalle necessità del bambino.
Salvo eccezioni, gli incontri di Play Therapy hanno una cadenza settimanale e durano dai 20 ai 45 minuti a dipendenza dell’età del bambino; è da considerarsi anche un tempo aggiuntivo per lo scambio tra genitori e professionisti a seguito della sessione.
In caso di dubbi sulla crescita e il benessere di suo figlio, la invitiamo a rivolgersi tempestivamente ad un professionista di fiducia.
L’Associazione Play Therapy Italia sarà lieta di metterla in collegamento con professionisti formati e supervisionati che potranno aiutarla ad inquadrare la situazione e a valutare insieme la possibilità di un intervento di Play Therapy.
Non esiti a contattarci senza impegno tramite il pratico form di contatto. Le informazioni saranno trattate con la massima riservatezza.
“Non tutti i materiali di gioco incoraggiano automaticamente l’espressione dei bisogni, dei sentimenti e delle esperienze dei bambini. I giocattoli meccanici o elettronici [per esempio] non sono adatti alla Play Therapy perché non facilitano lo sviluppo di una relazione o la creatività del bambino. Inoltre, non permettono il gioco simbolico perché sono preprogrammati” (Landreth, 2012, p.84).
I videogiochi sono un oggetto molto presente nella realtà di alcuni bambini e adolescenti e alcuni professionisti inseriscono nella loro playroom giocattoli che ricordano o riproducono i temi e i personaggi dei videogiochi, altri ancora propongono attività espressive che prendono spunto dalle trame più amate dai bambini.
Attività di Sandtray virtuale (utilizzo di vassoi della sabbia e miniature virtuali in terapia) stanno iniziando a comparire nel settore a beneficio di quei bambini che hanno difficoltà motorie o, per ragioni mediche, non possono utilizzare un’ampia varietà di materiali.
Landreth, G.L. (2012) Play therapy: The art of the relationship, 3a ed., Routledge.
La playroom (o stanza dei giochi) deve essere percepita dal bambino ed essere effettivamente un ambiente sicuro, un luogo nel quale possa sentirsi libero di esprimere se stesso, provare cose nuove, affrontare problemi ed elaborare i propri vissuti.
Lo spazio della playroom è strutturato dal professionista dell’età evolutiva formato in metodologie di Play Therapy su misura per ogni bambino. Il professionista sceglie accuratamente i materiali espressivi e i giocattoli in base al tipo di intervento, alla metodologia selezionata, alle necessità e caratteristiche del bambino e agli obiettivi del percorso.
In generale, gli interventi di Play Therapy possono essere considerati di breve/media durata rispetto a quelli di settori affini. Tutti gli interventi di Play Therapy hanno una struttura definita e seguono specifiche fasi. Tra i principali fattori che determinano la durata del percorso ci sono la complessità/delicatezza della situazione e il livello di coinvolgimento della famiglia. Il professionista sarà in grado di valutare le variabili e le caratteristiche adeguando il percorso alle necessità di ogni famiglia e bambino.
Il coinvolgimento dei genitori nei percorsi di Play Therapy è di fondamentale importanza in quanto potenzia l’efficacia del trattamento. Sono possibili più livelli di coinvolgimento: da quello più basico come un aggiornamento regolare (solitamente settimanale) sull’andamento del percorso terapeutico e la raccolta di informazioni sugli sviluppi a casa e a scuola; fino al pieno coinvolgimento del genitore come agente di cambiamento primario per i propri figli. Questo è il caso di metodologie come, per esempio, la Filial Therapy.
A tutela di vostro figlio e della vostra famiglia, la invitiamo a rivolgersi esclusivamente a professionisti (1) iscritti ai rispettivi albi professionali nel Paese di riferimento, (2) formati da enti approvati in Play Therapy e (3) supervisionati da Supervisori con titoli riconosciuti.
Ci rendiamo conto che questo tipo di verifica non è sempre possibile e la invitiamo pertanto a consultare il portale online dell’APTI. Rendiamo noto, tuttavia, che al momento un numero limitato di professionisti formati in Play Therapy in Italia e nella Svizzera italiana sono inseriti nel portale, per questo motivo non esiti a contattare la Segreteria, sarà nostra premura fornire i contatti di ulteriori professionisti.
Il titolo di Registered Play Therapist™ (RPT™) è rilasciato dagli enti di riconoscimento unicamente dopo il completamento di un percorso di specializzazione di lunga durata (criteri di iscrizione ai registri).
Il Registered Play Therapist™ è un professionista della salute mentale (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra) iscritto all’albo professionale che ha completato un percorso formativo in metodologie di Play Therapy da enti di formazione approvati e ha svolto un numero sufficiente di ore di pratica clinica supervisionata da un Registered Play Therapist Supervisor™ (RPT-S™).
Lo studio e la pratica di una o più metodologie di Play Therapy non conferisce il titolo di Registered Play Therapist™. Tuttavia, pur non avendo ancora raggiunto tale riconoscimento, i professionisti della salute mentale formati da ente approvato che svolgono regolare supervisione possono applicare in ambito clinico le metodologie di Play Therapy studiate ottenendo ottimi risultati.
Articoli ed interviste esclusive sui temi psicologia, gioco e Play Therapy sono disponibili nella Rivista di Play Therapy. La rivista è consultabile nella sua interezza unicamente in forma cartacea e può essere acquistata comodamente online. Per ogni numero della rivista è possibile scaricare gratuitamente il PDF di un articolo selezionato. Invitiamo a leggere anche le sintesi degli articoli elaborate dai soci APTI.
L’Associazione Play Therapy Italia approva gli enti per la formazione continua in Play Therapy in Italia, con estensione alla Svizzera italiana, che seguono gli stessi standard di qualità e professionalità definiti dall’Association for Play Therapy (APT) degli Stati Uniti.
Gli enti per la formazione continua in Play Therapy approvati dall’APTI posseggono un numero di identificazione (#xx-xxx), dispongono il logo di “Ente Approvato APTI” nel loro sito internet e sugli attestati di fine corso ed erogano crediti formativi denominati Continuing Education Credit Hours (o CE Hours).
L’APTI, inoltre, approva tutti gli enti di formazione continua in Play Therapy approvati dall’Association for Play Therapy (APT) degli Stati Uniti denominati Approved Providers of Play Therapy Continuing Education.
Attualmente, i riconoscimenti nel settore Therapeutic Play (Gioco Terapeutico) così come definito più sopra, sono invece un’esclusiva dell’APTI.
L’Associazione Play Therapy Italia è Membro di Direzione dell’International Consortium of Play Therapy Associations IC-PTA (ic-pta.com), una rete transnazionale di associazioni affini con sede legale in Svizzera, che agisce come riferimento per valorizzare, diffondere e rafforzare l'integrità e la qualità nel guidare la pratica professionale della Play Therapy e del Therapeutic Play nel mondo.
Il Consiglio di Direzione dell’IC-PTA è composto da 6 associazioni nazionali che rappresentano Stati Uniti, Italia, Australia, Regno Unito, Canada e Giappone. Ciascuna associazione dispone di 1 voto e designa 2 rappresentanti che partecipano alle riunioni mensili del Consiglio e contribuiscono a titolo volontario alle sue attività (PDF approfondimento).